COLLEGATO ALLA LEGGE DI STABILITA’ REGIONALE - SALVAGUARDARE IL SALARIO DEI LAVORATORI E DARE RISPOSTE AI CPI

Tra le proposte in discussione in Consiglio Regionale per l’assestamento del bilancio è presente l’integrazione del fondo contrattuale dei dipendenti. Una scelta necessaria a seguito del processo di riordino delle competenze e delle funzioni operata dalla legge Delrio e attuata dalle Regioni.
La mancata integrazione provocherebbe una situazione anomala e ‘pericolosa’ all’interno degli uffici Regionali e non solo.

Su questa eventualità non ci sta il Segretario generale Daniele Giordano: "Non è possibile che a seguito della chiusura delle Province che ha salvato gli incarichi istituzionali a pagare siano solo e soltanto i lavoratori. Per questo come Cgil abbiamo raccolto più di 1.000 firme dei dipendenti che chiedono la salvaguardia del loro salario, che verrebbe messo in discussione senza un’integrazione del fondo contrattuale anche a seguito del passaggio di circa 400 lavoratori dalle Province. Un processo di riordino lungo e articolato ed ancora in via di definizione e che non può ricadere sui lavoratori e sui loro stipendi".
La legge di stabilità 2018 ha consentito agli Enti di integrare il fondo contrattuale dei dipendenti delle regioni che hanno attuato percorsi di riordino proprio per evitare che vi siano penalizzazioni ingiustificate.

Il processo di riordino in Veneto riguarda anche i circa 400 lavoratori dei Centri per l’impiego. "Lavoratori - spiega Giordano - che al momento vivono una condizione di forte incertezza appesi tra il passaggio a Veneto Lavoro e la continuità di gestione da parte delle Province che non considerano più loro questa competenza.
A questi stessi lavoratori andrà garantita l’integrazione del loro salario come agli altri dipendenti regionali per evitare che si produca una difformità di trattamento tra gli stessi dipendenti".

Per tutte queste ragioni la Fp Cgil del Veneto chiede ai Consiglieri Regionali di "approvare e sostenere questa proposta che nell’integrare il fondo fa un’operazione di equità nei confronti di lavoratori che svolgono da tempo le stesse mansioni e rischiano di essere penalizzati per scelte che poco hanno a che vedere con la qualità del lavoro e dei servizi".

Venezia, 31 luglio 2018.