Strutture residenziali per anziani: a dopo le rivendicazioni, ora massima sinergia territoriale

Venezia, 5 aprile 2020 - Potremmo mettere insieme le centinaia di richieste, denunce e diffide che abbiamo fatto in queste settimane in tutti gli enti RSA del territorio regionale e accostare le risposte che ci sono arrivate. Ne uscirebbe un libro che dimostrerebbe come, di fronte alle preoccupazioni ed alle richieste effettuate di attenzionare da subito le strutture per anziani per mettere al riparo ospiti e lavoratori dal covid-19, sia prevalso da parte di molte strutture un formalismo non rispondente all’emergenza del momento.
Ma la priorità è un’altra. Non è l’ora della rivendicazione né dell’avevamo detto, è l’ora del fare squadra per applicare gli indirizzi regionali considerando il contesto territoriale specifico”, afferma Ivan Bernini segretario generale FP Cgil Veneto.

Ospiti e lavoratori positivi in queste realtà sono davvero tanti, come riportato nella giornata di ieri dall’Assessore Manuela Lanzarin, con situazioni diverse tra territori e strutture ma con un potenziale di crescita enorme che rischia di aggravare ulteriormente la salute di ospiti e lavoratori, la capacità di tenuta del sistema e la saturazione di posti letto ospedalieri anche per quelle situazioni che non necessitano di ricovero.

“Il piano regionale – spiega Bernini - ha indicato le linee di intervento da adottare e le sinergie necessarie tra strutture ed aziende Ulss: serve calare nel territorio l’operatività del piano anche per valutare se vi sono le condizioni per essere applicate, se siano sufficienti o se siano necessari ulteriori interventi. Fare sinergia tra aziende Ulss, conferenze dei sindaci, conferenza dei direttori di struttura e organizzazioni sindacali è indispensabile per monitorare l’applicazione del piano e per proporre ulteriori soluzioni a seconda del contesto. E fare sinergia significa avviare tavoli di gestione della crisi laddove non sia ancora stato fatto sulla falsariga di quanto operato nelle Ulss”.

Prosegue Bernini “È nel contesto del territorio che si possono verificare varie misure: se l’identificazione di RSA covid-dedicate è possibile – intervento operato in talune realtà -, se sia possibile supportare queste strutture con infermieri e medici delle Ulss costantemente presenti in turno fisso nella fase dell’emergenza “alleggerendo” la pressione sui medici di medicina generale, se sia necessario o meno attivare strutture precedentemente dismesse ma pronte all’eventuale utilizzo. Non è detto che ci sia una soluzione giusta per tutti e per questo nessuna soluzione va aprioristicamente scartata”.

Alcune misure adottate in queste settimane hanno dimostrato la loro efficacia, a partire dalle restrizioni operate per evitare assembramenti, dalla sospensione di attività non dirette al contrasto covid-19 e dalla filiera necessaria a garantire sussistenza e materiali.
Gli ospedali ed i lavoratori della sanità continuano straordinariamente ad essere sotto pressione ma guarigioni e dimissioni permettono un equilibrio nella tenuta dei servizi.

Non cedere alla tentazione di ritenere superata l’emergenza è fondamentale. Inevitabile di fronte a coloro che nonostante tutte le indicazioni continuano a “ritenersi immuni”, non solo dal virus ma dalla responsabilità nei comportamenti, agire con le sanzioni.
E proponiamo che gli introiti di quelle sanzioni vadano a finanziare quei lavoratori della sanità e delle strutture per anziani che loro malgrado non possono stare a casa e che a causa dell’irresponsabilità di taluni sono esposti a carichi di lavoro straordinari” conclude.