3505733

Messaggi contraddittori dalla politica che scarica possibili ricadute sui cittadini e lavoratori

Venezia – 25 maggio 2020 - Si continua ad affermare che l’emergenza covid non è terminata e che, nonostante l’andamento positivo di queste settimane, il rischio della ripresa del virus rimane alto.

Per Ivan Bernini, Segretario generale FP CGIL Veneto è “Incomprensibile che da un lato le regioni, inclusa la nostra, prima dichiarino che dobbiamo agire in “convivenza con il virus” sulla base delle indicazioni che arrivano dal mondo scientifico, per poi affermare che ora gli scienziati debbano farsi da parte lasciando campo alla politica.
“Gli scienziati sono dei puristi, fosse per loro non si potrebbe riaprire nulla” ha affermato più di qualcuno, riferendosi alle preoccupazioni espresse dal mondo scientifico relativamente alle immagini che in queste settimane di riapertura hanno mostrato assembramenti nelle piazze, nei mezzi di trasporto, nei parchi di tutte le città venete. E spingendo a ulteriore cautela nella ripresa.

In queste ore è girato un video di un “happy hour” nel quale si richiamano alla responsabilità i singoli cittadini. Come a dire che se il virus riprenderà sarà per loro negligenza e responsabilità.

Non c’è dubbio, e abbiamo sempre avuto modo di affermarlo, che la responsabilità di osservare le regole e le raccomandazioni sta in capo anche ai singoli cittadini. Vale sempre e non solo in tempi di covid.
La politica però non può tirarsi fuori da quello che potrebbe accadere – accusa Bernini - nel momento stesso in cui le regioni spingono il governo alla riapertura generalizzata di tutte le attività, ivi inclusi i servizi all’infanzia, adducendo la comprensibile questione economica in cui versa il Paese e molti lavoratori che in questi mesi presentano oggettivi problemi economici. La politica si assuma direttamente la responsabilità e chiami le cose con il loro nome: dica chiaramente che di fronte al problema economico nel quale si trovano famiglie e individui, anche per l’assenza di un sistema di welfare capace di dare risposte in tal senso, la priorità non è più la salute ma l’economia”.

“Nessuno in questi giorni si è assunto la responsabilità di argomentare una questione che a noi pare lampante: per quale ragione – si domanda Bernini - si dice al cittadino che deve tornare a lavorare, si dice alle famiglie che i minori, comprese le fasce di età 0-17, possono tornare a pieno regime in maniera generalizzata nei nidi e nei centri estivi fin dal 3 giugno dentro al rispetto di protocolli di sicurezza che tutti sanno impraticabili per i bambini, ma poi si dice alle persone che in piazza alla sera ci sono assembramenti che rischiano di far riprendere l’evoluzione del virus e che loro sono i responsabili? Quindi, per capirci, i cittadini potranno tornare tutti al lavoro, i minori potranno tutti tornare nei nidi e nei centri estivi, ma alla sera dovrebbero autoregolarsi e stare a casa. Perché se il virus riprende sarà colpa loro.”

“Regioni che, peraltro, hanno spesso lamentato il mancato coinvolgimento del governo nelle scelte che faceva – prosegue - ma che oggi, basti pensare alle linee guida per la riapertura dei servizi all’infanzia 0-17, non hanno coinvolto gli enti locali in questo delicato passaggio che coinvolgerà direttamente proprio i comuni. Ciò significa scaricare sui comuni, sui gestori e sui lavoratori ogni responsabilità nel caso in cui si verificassero contagi tra minori e famiglie”.

La si smetta di utilizzare le persone in difficoltà economica per affermare che c’è qualcuno, la politica, che pensa a loro – attacca Bernini - e qualcun altro, sindacato e scienziati, che non pensano a queste persone.
“Adesso basta così, ghe pensemo noialtri e i professoroni se metta da parte”. Si, pensateci voi. Ma allo stesso modo assumetevi anche la responsabilità di quello che potrebbe succedere con l’apertura generalizzata. Non pensando, poi, di fare “le vergini” scaricandola su cittadini e lavoratori.
Se il virus riprende non sarà colpa di altri, sarà responsabilità di chi si è assunto la scelta politica di chi pensa che basti un protocollo per mettersi l’animo in pace”.

“La delicatezza della situazione doveva trovare il giusto compromesso tra scienza, politica, lavoro e sperimentazioni limitate e mirate. Elementi di cui non troviamo riscontro” - conclude.