case riposo linee guida

Venezia, 24 giugno 2020 - Le nuove linee d'indirizzo regionali per le strutture residenziali e semiresidenziali, nel fare qualche piccolo passo avanti rispetto al documento precedente, lasciano ancora diversi dubbi circa l’effettiva applicabilità e sostenibilità delle stesse.

“Innanzitutto - spiega Stefano Bagnara della Fp Cgil Veneto - notiamo che persiste la possibilità di accogliere nuovi ospiti in strutture anche in presenza di positivi al COVID 19 “laddove il modello strutturale-organizzativo lo consenta”. Continuiamo a pensare che lasciare tali margini di discrezionalità alle singole strutture sia incompatibile con l’esperienza vissuta da parte di queste nei mesi precedenti”.

Inoltre, le misure organizzative per la gestione degli ospiti in isolamento, unitamente a quelle di carattere generale che regolano le visite dei familiari, l’ingresso di fornitori ed altro personale esterno, cui si aggiunge la necessità di garantire alle lavoratrici e lavoratori la fruizione delle ferie estive, richiederebbero un impegno in termini di organico che mal si concilia con l'ormai cronica carenza di personale che da tempo lamenta il sistema.

Esprimiamo, poi, la forte preoccupazione che nell’applicazione delle linee guida individuate, ad invarianza di organici, ci sia il rischio concreto, come già accade in più parti, di vedere sacrificati in nome delle pur condivisibili misure di sicurezza, altri servizi altrettanto necessari per l’utenza, quali ad esempio quelli educativi e riabilitativi (FKT, Logopedia, psicologia), ridotti per poter utilizzarne il personale nelle attività (in presenza o da remoto) di comunicazione tra gli ospiti ed i loro familiari.

Se questa situazione poteva rappresentare una prima risposta nella fase emergenziale, non è immaginabile che possa essere considerata una soluzione sostenibile ulteriormente. A questo si aggiunge un notevole aggravio in termini di carichi di lavoro sulle attività socio assistenziali, che ricade su lavoratrici e lavoratori già stremati da mesi di “lavoro in trincea”, e che subiscono inoltre la beffa di vedere gli organici ridotti a causa delle difficoltà economiche degli enti.

Siamo consapevoli della necessità di contemperare da un lato l’assoluta necessità di garantire la sicurezza degli ospiti delle strutture e di chi vi lavora con quella di continuare a dare risposte al bisogno di un’utenza che rappresenta una tra le fasce più fragili della popolazione. Ma proprio in virtù di tale consapevolezza, riteniamo che le linee di indirizzo predisposte possano trovare reale applicazione nella misura in cui siano accompagnate da misure economiche straordinarie di aiuto al sistema, quali ad esempio potrebbero essere il pagamento del cosiddetto “vuoto per pieno”, per quanto riguarda la copertura di posti letto e le impegnative di residenzialità, o la sottoscrizioni di apposite convenzioni che prevedano un finanziamento per le strutture più attrezzate del territorio che potrebbero essere nelle condizioni di effettuare le operazioni di isolamento anche per quegli enti che hanno maggiori difficoltà nel farlo e che in tal modo potrebbero continuare ad accogliere nuovi utenti con un minore impatto in termini di “letti freddi”.

Diversamente, lasciare che gli enti in qualche modo si reggano da soli e continuino ad affrontare una situazione che permane emergenziale con risorse proprie ed a parità (o addirittura in diminuzione) di organico, rischia di mettere definitivamente in ginocchio un sistema di servizi già fortemente penalizzato da anni di sottofinanziamento e dalla mancata riforma delle Ipab.
Continua inoltre a rimanere irrisolto il tema della valorizzazione del personale sanitario ed assistenziale delle RSA che, nonostante abbia vissuto un'esperienza analoga a quella dei colleghi della sanità,con minori possibilità di proteggersi e spesso senza la dovuta formazione, non ha però lo stesso riconoscimento economico, di fatto abbandonato dai vertici regionali.

A tal fine – conclude - continua la nostra raccolta firme (clicca qui per firmare), che in pochi giorni ha già visto l’adesione di migliaia di lavoratrici e lavoratori del settore e, più in generale, di tanti cittadini.