Cresce la preoccupazione tra il personale, disposizioni regionali da rivedere

Venezia 21 luglio 2020 – Tamponi ogni 30 giorni, ma non per tutti coloro che lavorano nel sistema sanitario o che frequentano le strutture ospedaliere. Le disposizioni che le aziende Ulss stanno applicando sulla base delle indicazioni regionali stanno acuendo preoccupazione e tensione tra gli addetti ai lavori.

“Forse è il caso di rivedere le disposizioni secondo un principio di maggior cautela - dichiara Ivan Bernini segretario generale Fp Cgil Veneto - Serve dirci con grande onestà che il rischio vero, anche nella nostra regione, è quello di allentare l’attenzione sul tema pensando che tutto sommato ne siamo fuori, commettendo lo stesso errore di sottovalutazione che c’è stato in principio. Dal mondo politico e scientifico sono troppi i messaggi contraddittori che non aiutano a fare chiarezza e rischiano di rinvigorire le posizioni di coloro che senza vergogna continuano a negare la pandemia. Siamo convinti sia necessario uscire dalla paura emergenziale e attrezzarci per una ripresa diffusa delle attività e della vita sociale ma proprio per questo riteniamo non si debba risparmiare sulle risorse e sugli investimenti, soprattutto preventivi, nell’ambito delle politiche di salute e sanità pubblica”.

“Siamo passati dalle indicazioni nell’esecuzione dei tamponi ogni 10/20 giorni a tutti gli operatori sanitari nella “fase 1” ai 30 giorni nella “fase 3” - prosegue Bernini - “Il punto vero che pensiamo dovrebbe essere rivisto secondo un principio di maggior cautela, riguarda sia la dilatazione dei tempi nell’esecuzione dei tamponi ma soprattutto l’esclusione di una serie di figure professionali che potenzialmente possono venire a contatto con persone positive al covid-19. Se è evidente che un operatore di reparto di struttura di degenza è potenzialmente più a rischio ed esposto per contatto diretto, è altrettanto possibile, considerando che spesso le persone sono asintomatiche, che lo stesso rischio abbia chi lavora nel territorio o nei servizi socio-sanitari. Peraltro si è lasciato margine di discrezionalità nell’applicazione dei protocolli e ci troviamo di fronte a delibere aziendali che, per esempio, non prevedono di sottoporre al tampone gli studenti, frequentatori, volontari e libero professionisti”.

“Non ci vogliamo certamente sostituire ai comitati scientifici – puntualizza Bernini - anzi abbiamo sempre affermato che serve affidarsi a coloro che hanno competenze in materia e non intendiamo venire meno a questo principio. Segnaliamo, però, che chi lavora nell’ambito della salute e della sanità oggi è preoccupato per queste indicazioni e ci rappresenta il fatto che dopo aver effettuato tampone ad inizio giugno lo sta ancora aspettando al 21 luglio”.

“Era evidente che la fase della convivenza con il virus sarebbe stata altrettanto complicata di quella emergenziale per quanti la devono gestire in capo a regione e aziende Ulss e per chi lavora nel sistema salute, ma proprio per questo invitiamo a riflettere e rivedere queste disposizioni. Non possiamo permetterci di sottovalutare preoccupazioni e legittime paure proprio tra i lavoratori che hanno vissuto un esperienza drammatica e che ancora oggi ne vivono intimamente le conseguenze” - conclude.

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