Gli ultimi interventi economici sono utili nel breve periodo, ma per affrontare il futuro servono investimenti strutturali per nuove assunzioni, formazione e salari

Venezia, 26 agosto 2020 - Dallo scoppio della pandemia ci siamo concentrati tutti sulla gestione dell’emergenza, in particolare quella ospedaliera, ma la “nuova stagione” rende indispensabile un cambio di passo nelle politiche di programmazione che strutturi stabilmente organizzazione, risorse e lavoro.

Nei mesi dell’emergenza - afferma Ivan Bernini segretario generale della Fp Cgil Veneto - si è reso necessario agire in tre direzioni: il potenziamento di attrezzature, dispositivi e personale dedicato all’assistenza ospedaliera e diagnostica, la definizione di protocolli legati alla sicurezza in tutti i posti di lavoro, la scelta dolorosa di sospendere attività e di garantirle attraverso il lavoro da remoto ove possibile. Senza quelle scelte il bilancio del covid-19 sarebbe stato ancora più drammatico.
Ottimisticamente avevamo tutti immaginato, visto anche l’andamento della curva epidemiologica, che il peggio fosse passato e ci si è adoperati per costruire le condizioni della ripartenza assumendo un obiettivo: mai più lockdown e costruzione delle condizioni per affrontare una ripartenza stabile in grado di gestire le attività in convivenza con il virus”.

Gli interventi anche economici di questi mesi concertati ed assunti tra Stato e Regioni, e grazie agli accordi definiti in sede europea, sono stati fondamentali nel garantire la gestione emergenziale ma oggi serve comprendere che “bonus e risorse una tantum” si esauriscono nel breve periodo e che senza una nuova programmazione che assuma la necessità di investire su risorse e personale in modo stabile e strutturato il rischio concreto di trovarsi in costante emergenza c’è tutto. E gli esempi di queste settimane ne sono dimostrazione.
Se prima lo sforzo in ambito sanitario era rivolto alle strutture ospedaliere, oggi le Ulss sono chiamate a rispondere a due necessità: la necessità di organizzare gli interventi preventivi extra-ospedalieri (su tutti migliaia di tamponi a chi ritorna dalle vacanze e ai lavoratori dei servizi educativi e scolastici prima della ripresa prevista a fine mese) e quella di recuperare le attività “congelate” nel periodo covid.
Vero che il decreto agosto ha previsto risorse per prestazioni aggiuntive al personale medico e sanitario chiamato a rispondere a queste necessità e sulle quali serve aggiornare gli accordi fatti in sede regionale, ma oggettivo che i numeri di personale attuali non potranno garantire gli obiettivi auspicati.
Dai riscontri che abbiamo effettuato nelle singole Ulss vi sono almeno tre elementi critici: le graduatorie dei precedenti concorsi sono pressoché esaurite, il che richiede nuovi concorsi, la stima dei nuovi laureati pare non essere sufficiente a garantire il fabbisogno rispetto alla domanda, le risorse economiche che la regione aveva destinato alle Ulss con l’accordo di fine aprile stanno esaurendosi”.

“Come organizzazione sindacale - conclude Bernini - riteniamo che sia necessario oggi e per attrezzarci rispetto al futuro, affrontare concretamente e definitivamente quei temi che sono stati per troppo tempo elusi: investire strutturalmente e oltre i limiti alla spesa sul potenziamento del personale attraverso un piano straordinario di assunzioni, rivedere concretamente potenziandolo il sistema generale dell’offerta formativa ampliando i numeri di accesso alle università, rendere attrattive le professioni sanitarie riconoscendo percorsi di carriera e incremento delle retribuzioni contrattuali fin dal prossimo contratto scaduto nel 2018.
Aziende Ulss e lavoratori stanno continuando a svolgere un lavoro eccezionale. Ma non possono continuare a farlo senza ulteriori e stabili investimenti”.

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