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Venezia, 8 giugno 2023 - «Siamo d’accordo col Sindaco: servono più servizi sociali e educatori di strada. Peccato che Brugnaro ci abbia messo 8 anni ad accorgersi dell’utilità dei servizi sociali» - dichiara Paolo D’Agostino per la Segreteria della FP CGIL Venezia.

«Ma ancora una volta il Sindaco sbaglia mira. Non servono cacciatori di daspo con la scorta davanti la stazione, ma un piano di investimenti chiaro sulla riduzione del danno in stretta sinergia con le ULSS e una partecipazione attiva del Comune nei piani sociali di zona. È li che si collabora fra comuni e aziende sanitarie e si da stabilità ai servizi»

«Evidentemente abbiamo vissuto in altri enti in questi anni. Gli Educatori di Strada, come altri servizi sociali, sono stati posti di fatto ad esaurimento da questa giunta, e nei servizi diurni sulla riduzione del danno sono rimasti ormai soltanto in 5 con le professionalità adatte a gestire questi servizi e un’età media di 50 anni. I lavoratori in appalto invece sono diversi e lasciati senza alcuna guida: spesso part-time involontari, quasi tutti precari e pagati ad ore e nessuna formazione specifica se non la loro passione e la voglia di aiutare chi ha bisogno. Ma non è così che si progettano servizi che funzionano» continua il Sindacalista della CGIL.

«Nessun progetto reale è in campo per sostenere questi servizi e le loro professionalità – spiega D’Agostino - Nell’ultimo appalto bandito il Comune non ha richiesto nessuna figura specifica per ricoprire quei ruoli, nonostante il lavoro effettivo svolto, e nessun percorso di formazione obbligatorio prima di andare in strada. Questo ha reso meno efficaci gli interventi e pericoloso il lavoro in quelle condizioni. Un lavoro precario e mal pagato, senza nessuna certezza di rinnovo contrattuale e quindi di stabilità degli interventi dati all’utenza»

« È necessario per la città ripensare completamente il progetto - insiste D’Agostino per il sindacato dei lavoratori del pubblico impiego - basato su tre punti essenziali:

  1. Servono meno polizia e più politiche sociali: fondamentali per ricostruire una fiducia con l’utenza per produrre risultati;

  2. Servono interventi programmati, riflettuti e stabili nel tempo. Basati su figure professionali riconosciute e su contratti di lavoro stabili e con retribuzioni dignitose, anche aumentando il perimetro pubblico nella gestione dei servizi;

  3. Serve un periodo di formazione obbligatoria prima che gli ‘Educatori di strada’ possano entrare effettivamente in servizio ed un affiancamento con personale preparato ad affrontare le situazioni di difficoltà che si vivono in strada durante i primi mesi di attività effettiva;

Basta misure spot: non serve far vedere i servizi sociali per le strade. La riduzione del danno non si improvvisa, né si comanda con un daspo.

«Siamo disponibili ad un confronto preventivo sulla progettazione dei servizi prima che escano i capitolati di gara. Bisogna intervenire per tempo: “fatta la frittata, le uova non tornano indietro”» conclude D’Agostino.

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