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Non tutti vivono in case e alloggi che garantiscono l'isolamento

Venezia 2 novembre 2020 - Sono diverse le segnalazioni di personale sanitario che sottoposto a “tampone veloce” è risultato negativo, salvo manifestare sintomi a distanza di qualche giorno, e, sottoposto a tampone oro-faringeo, risultare positivo. Nel frattempo, pur con le cautele del caso e l’utilizzo dei dispositivi, ha continuato a lavorare. Ed ha continuato a vivere normalmente in famiglia. 

Per questo continuiamo a insistere sul fatto che a lavoratori della sanità e del sistema socio-sanitario è necessario ed opportuno continuare ad effettuare i tamponi. In una situazione tanto delicata e fluida, come quella anche di questi giorni, non si può rischiare ulteriormente.
Accanto a questo tema ne emerge un altro che pure era stato proposto nella prima ondata pandemica: quali soluzioni identificare per quanti sono positivi ed asintomatici in quarantena e che non hanno possibilità per condizioni abitative di isolarsi dal nucleo familiare.

Riprendiamo quant’era previsto dall’articolo 6 del DL 18 del 17 marzo 2020: “Nei casi in cui occorra disporre temporaneamente di beni immobili per far fronte ad improrogabili esigenze connesse con l’emergenza di cui al comma 1, il Prefetto, su proposta del Dipartimento della protezione civile e sentito il Dipartimento di prevenzione territorialmente competente, può disporre, con proprio decreto, la requisizione in uso di strutture alberghiere, ovvero di altri immobili aventi analoghe caratteristiche di idoneità, per ospitarvi le persone in sorveglianza sanitaria e isolamento fiduciario o in permanenza domiciliare, laddove tali misure non possano essere attuate presso il domicilio della persona interessata”.

Crediamo valga la pena di accelerare una decisione in tal senso. Chiaro che non si può obbligare nessuno a mettersi in quarantena in albergo ma forse più di qualcuno, preoccupato di contagiare i propri familiari e impossibilitato per condizioni abitative di garantire un sicuro isolamento, potrebbe anche chiedere questa opportunità. Senza contare che potrebbe dare ulteriori due benefici: consentire di mantenere occupazione nelle strutture che accettano di diventare ricettive per questa tipologia di attività in emergenza e permettere alle Usca di effettuare i controlli del caso con meno dispersione in termini di mobilità.