Venezia, 10 febbraio 2026 - Apprendiamo dalle dichiarazioni del Direttore Generale dell’Ulss che il bilancio di fine mandato viene affidato, ancora una volta, prevalentemente a interventi strutturali, cantieri, restyling edilizi e progetti universitari. Assolutamente elementi non trascurabili rispetto agli investimenti operati, affermano Daniele Giordano e Ivan Bernini segretari generali della CGIL e della FP metropolitana, fermo restando che ci aspetteremo un bilancio, un rendiconto semplice ma fondamentale: una rendicontazione sulle attività sanitarie, sull’erogazione dei servizi, sugli esiti assistenziali e sull’effettiva applicazione delle schede di programmazione regionale, non un racconto concentrato quasi esclusivamente sui “muri”.
La sanità è fatta di strutture ma soprattutto di persone, professionisti, servizi, tempi di risposta, accesso alle cure, continuità assistenziale e presa in carico dei cittadini. Ci paiono mancare questi aspetti nella narrazione del Direttore uscente.
Come sono state applicate le schede di programmazione regionale? quali servizi sono stati potenziati e quali invece ridotti o accentrati? quali risultati concreti sono stati raggiunti sul fronte delle liste d’attesa, della sanità territoriale, dell’emergenza-urgenza, della tutela dei lavoratori e della qualità del lavoro?
Il rischio è che la narrazione sulle opere strutturali diventi una comoda scorciatoia per evitare un confronto vero sullo stato della sanità pubblica veneziana e sulle difficoltà quotidiane che cittadini e operatori continuano a vivere.
Come sindacato riterremmo necessario ed opportuno che il confronto pubblico contemplasse, accanto ai cantieri e al restyling, i contenuti propri di un’azienda sanitaria. È su questo terreno che si misura la responsabilità di una direzione generale e la credibilità del suo operato.
La sanità pubblica ha bisogno di trasparenza, programmazione e rispetto per chi ogni giorno la manda avanti. Non di bilanci celebrativi.
Ma c’è un punto politico e territoriale che non può essere eluso: la verità è che in questi anni Venezia e l’intero territorio dell’ULSS 3 sono stati progressivamente sacrificati, nei fatti, a favore di altri poli regionali, in particolare Padova e Treviso. È un segnale evidente della perdita di centralità del nostro territorio nelle scelte di programmazione e di investimento della sanità veneta: meno attenzione sulle dotazioni, sulle reti, sul personale e sulla capacità di risposta ai bisogni di un’area vasta e complessa, che ha specificità uniche e carichi assistenziali particolari.
Vedremo se ci sarà un cambio di passo già nelle prossime settimane, quando si entrerà nel vivo della discussione sul bilancio regionale: se le risorse destinate a Venezia cresceranno davvero oppure se, ancora una volta, resteremo di fronte a una distribuzione che penalizza il nostro territorio e scarica sui cittadini e sui lavoratori il peso delle scelte sbagliate.

