Venezia, 11 marzo 2026 - La Regione Veneto non può continuare a stare a guardare facendo finta di nulla. Il fatto che sindaci di centrodestra del Portogruarese arrivino a mettere in discussione la propria permanenza dentro il Veneto e a guardare al Friuli Venezia Giulia non è un dettaglio, non è una provocazione folkloristica, non è una polemica passeggera: è un fatto politico enorme, che certifica il fallimento delle politiche regionali e l’abbandono di un intero territorio.
Per anni il centrodestra ha sbandierato l’autonomia come la soluzione a ogni problema. Oggi la realtà racconta l’opposto: non solo l’autonomia non risolve nulla, ma rischia di frammentare ulteriormente il Paese, acuire le disuguaglianze territoriali e lasciare soli i territori più fragili e periferici. Quando perfino amministratori della stessa area politica della Regione arrivano a dichiarare la propria sfiducia, significa che la propaganda si è scontrata con la realtà - dichiarano Daniele Giordano Cgil e Ivan Bernini Fp Cgil.
Il punto vero è che i cittadini e le comunità non chiedono slogan. Chiedono sanità pubblica funzionante, trasporti adeguati, servizi di prossimità, investimenti, risorse, personale. Chiedono di non essere lasciati ai margini. Chiedono risposte concrete su liste d’attesa, mobili-à sanitaria, presidi territoriali, medicina di base, servizi sociali, scuole, infrastrutture, diritto alla cura e qualità della vita.
Su tutto questo la Regione tace, perché dovrebbe ammettere che questi segnali rappresentano un giudizio netto e inequivocabile sul fallimento delle sue politiche. E insieme a questo emerge anche il fallimento della Città metropolitana, di fatto cancellata nel suo ruolo strategico e ridotta a un contenitore vuoto, incapace di tenere insieme territori, bisogni e prospettive.
In 15 anni il calo del 5% dei dipendenti risulta drammatico, soprattutto nei piccoli comuni che non possono crescere a causa dei vincoli di bilancio e dove anche la differenza di poche unità è fondamentale. Dall’altro lato aumenta la necessità dei cittadini di accedere ai servizi, necessità messa in discussione dal calo del personale.
Come CGIL Venezia e FP CGIL Venezia diciamo con chiarezza che serve aprire immedia- tamente una discussione vera e radicale sul futuro dell’area metropolitana e del Veneto orientale. Serve un confronto serio su tre questioni decisive: qualità dei servizi, risorse e personale. Perché senza investimenti e senza lavoratrici e lavoratori sufficienti, valorizzati e stabilizzati, nessun territorio regge. E nessuna riforma istituzionale potrà nascondere il vuoto che si è prodotto.

La Regione smetta di minimizzare e di rifugiarsi nel silenzio. Se non vuole che il disagio e la sfiducia si allarghino fino a coinvolgere tutta l’area metropolitana, si svegli subito e convo chi un confronto vero con i territori, con le organizzazioni sindacali, con i sindaci e con le comunità locali. Non bastano più promesse o passerelle: servono risposte, servono scelte, servono risorse.

