Mestre-Venezia, 24 aprile 2026 - «La situazione descritta negli ultimi giorni rappresenta una sintesi drammatica di criticità note da tempo e ripetutamente segnalate. Non si tratta di un’emergenza improvvisa, ma dell’esito di anni di sottovalutazioni e di continui tagli alla spesa che hanno progressivamente indebolito i servizi di salute mentale» - afferma Ivan Bernini segretario generale della FP CGIL di Venezia.
Queste scelte hanno inciso direttamente sulle condizioni di lavoro degli operatori, esponendoli a livelli sempre più elevati di stress lavoro-correlato in un ambito già caratterizzato da un’altissima esposizione emotiva. La carenza di personale, l’aumento della domanda assistenziale e il rinvio di scelte che alla programmazione necessaria ha privilegiato quella a “copertura economica-finanziaria” hanno prodotto un sistema sotto pressione costante, con ripercussioni inevitabili sulla qualità delle cure e sulla tenuta complessiva dei servizi.
«È necessario riconoscere con chiarezza che quanto sta accadendo non riguarda un singolo territorio, ma rappresenta un segnale che va ben oltre il contesto locale - continua Bernini - Limitarsi a interventi circoscritti non sarà sufficiente e aggiunge pezze a una coperta troppo usurata».
Occorre invece un’azione più ampia e strutturata che affronti anche il tema del rapporto tra servizio pubblico e attività sul mercato. Una discussione che può generare inevitabili frizioni ma appare non più rinviabile. La crescente difficoltà a garantire organici adeguati, la difficoltà a rendere il servizio pubblico attrattivo e resiliente, impone un rendiconto su tutte le dinamiche sia di natura legislativa che organizzativa che hanno prodotto una situazione che sta generando un cortocircuito che produce depauperamento del sistema pubblico.
Allo stesso tempo, richiamiamo alla responsabilità tutti i livelli del sistema – istituzioni, aziende sanitarie, professionisti e rappresentanze – affinché venga attivato con urgenza un tavolo di confronto concreto e permanente finalizzato ad affrontare in modo strutturale le criticità in atto e a definire soluzioni condivise, sostenibili e verificabili nel tempo.
La tutela della salute mentale dei cittadini passa necessariamente attraverso la tutela delle condizioni di lavoro degli operatori. Senza un’inversione di rotta, il rischio concreto è quello di un progressivo arretramento dei servizi, fino alla loro riduzione o chiusura.
Non è più accettabile né sostenibile sia dal punto di vista organizzativo che economico continuare a intervenire solo in emergenza: serve una responsabilità politica e organizzativa all’altezza della situazione.

