Venezia, 15 gennaio 2026 - “La riorganizzazione dell’assistenza sanitaria territoriale, legata all’attuazione del PNRR e alla nascita delle Case di Comunità, sta sollevando forti preoccupazioni non solo tra i cittadini, ma anche tra le lavoratrici e i lavoratori dei Consultori familiari dell’Ulss 3 Serenissima del Distretto 1 (Venezia Centro Storico e Isole) e del Distretto 2 (Terrafema, Marcon, Quarto d’Altino)” dichiara Mariateresa Grimaldi della Cgil Funzione Pubblica di Venezia.
“Il caso di Favaro Veneto, dove il Consultorio familiare è stato di fatto rimpicciolito a seguito della trasformazione dell’ex Distretto in Casa della Comunità, rappresenta un segnale allarmante – evidenzia Grimaldi - La riduzione degli spazi, la frammentazione delle attività e la separazione fisica delle figure professionali (in particolare del medico ginecologo rispetto al resto dell’équipe) stanno compromettendo l’unitarietà del servizio e l’efficacia degli interventi, così come previsti dalla normativa regionale e nazionale”.
“Nel dettaglio - spiega Grimaldi - il Consultorio di Favaro risulta oggi diviso su due piani: l’accesso agli spazi consultoriali al primo piano avviene esclusivamente attraversando l’area della medicina di gruppo. Questa configurazione mette seriamente a rischio l’accesso libero al servizio, compromettendo la riservatezza e la privacy delle donne che vi si rivolgono, elemento fondante dell’attività consultoriale”.
Una situazione che, come segnalato anche dalle operatrici dei servizi, rischia di snaturare il modello del Consultorio familiare, basato su un lavoro multi professionale integrato – psicologico, sociale, educativo, sanitario e legale – con ricadute dirette sulla qualità dell’assistenza rivolta a donne, giovani, minori e coppie.
“Alla perdita di specificità dei Consultori si sommano criticità ormai strutturali – prosegue la rappresentante sindacale - la carenza di ginecologi, le difficoltà nel garantire l’assistenza alla gravidanza, le visite ginecologiche e il rilascio delle certificazioni per l’interruzione volontaria di gravidanza, che costringono molte donne a spostarsi in altri territori. Una condizione che genera disagio nell’utenza e un crescente senso di frustrazione tra il personale, chiamato a rispondere a bisogni complessi con risorse, spazi e strumenti sempre più limitati”.
“Quanto sta accadendo a Favaro è solo l’inizio? – chiede la sindacalista - È questo il modello che si intende applicare anche nelle altre Case di Comunità e nei Consultori del territorio comunale?”
Per Grimaldi “Servono certezze e chiarimenti su come i Consultori familiari continueranno a presidiare i territori e a operare come servizi essenziali, e non marginali, all’interno della nuova organizzazione sanitaria. Chiediamo che venga fatta piena chiarezza sul futuro dei Consultori familiari, sulle condizioni di lavoro degli operatori e sulle garanzie di tutela di un diritto fondamentale: l’accesso alla salute e ai servizi di prossimità”.
“Difendere i Consultori familiari significa difendere un patrimonio pubblico di competenze, relazioni e diritti, costruito in decenni di lavoro sul territorio e oggi seriamente messo a rischio” conclude.

