Mestre-Venezia, 19 marzo 2026 - “Siamo di fronte a una contraddizione enorme”, afferma Ivan Bernini, segretario generale della FP CGIL Veneto. “Da un lato politica e Pubbliche Amministrazioni moltiplicano i proclami su benessere organizzativo, welfare e valorizzazione del personale, anche per contrastare la fuga e rendere attrattivo il lavoro pubblico. Dall’altro, la realtà racconta tutt’altro”.
Per molte lavoratrici e molti lavoratori manca ancora un diritto elementare: un pasto garantito e dignitoso.
In numerosi enti della Pubblica Amministrazione la mensa non è prevista e l’unica alternativa sono i buoni pasto. Ma anche dove esistono, si stanno introducendo restrizioni che limitano l’accesso e modificano accordi già sottoscritti, riducendo platea e valore economico. In sanità, il buono pasto è fermo a 5,16 euro; nelle funzioni locali, nei casi migliori, arriva a 7 euro. Nel settore privato, invece, dal 1° gennaio 2026 la soglia di esenzione per i buoni pasto elettronici è salita a 10 euro. Nel pubblico, al contrario, tutto è fermo al 2012.
“È una contraddizione inaccettabile”, prosegue Bernini. “Si parla di centralità delle persone, ma non si garantiscono nemmeno le condizioni minime per affrontare la giornata lavorativa. Mangiare è un bisogno primario, eppure anche su questo prevale il calcolo economico”.
“Come FP CGIL - spiega il Segretario Generale della Fp Cgil Veneto - ci siamo visti costretti ad aprire vertenze per il riconoscimento del diritto alla mensa, dove presente, e al buono pasto, a fronte di vincoli e interpretazioni restrittive da parte delle Amministrazioni che ne limitano l’accesso. Emblematico il caso dei lavoratori turnisti della sanità e delle case di riposo: turni notturni oltre le 11 ore senza alcun riconoscimento del buono pasto”.
“Se si vuole davvero migliorare il benessere delle persone”, conclude Bernini, “il primo passo è garantire a tutto il personale il diritto al pasto, adeguandone il valore economico e assicurando uniformità tra amministrazioni e settori”.
Alle istituzioni chiediamo di passare dalle parole ai fatti. La valorizzazione del personale non può restare retorica: servono interventi immediati e concreti.

