Serve una riposta strutturale sui salari
Mestre-Venezia, 3 aprile 2026 - Come FP CGIL Veneto riteniamo discutibile il provvedimento sulle cosiddette “borse dell’impiego” rivolte a neodiplomati degli ITIS e neolaureati delle magistrali che, al di là del cambio di nome, non modifica la sostanza, afferma Ivan Bernini segretario generale della FP CGIL del Veneto.
Si tratta di un intervento temporaneo, peraltro finanziato dalla fiscalità generale, che esclude un’ampia platea di giovani professionisti attivi in settori non industriali.
«Siamo di fronte all’ennesimo tentativo di rispondere con strumenti limitati a problemi strutturali», afferma Ivan Bernini, segretario generale FP CGIL Veneto. «Incentivare l’ingresso dei giovani nel lavoro per contrastarne la migrazione è necessario, ma questo provvedimento rischia di essere una foglia di fico se non si affronta la vera emergenza: quella salariale, che riguarda larga parte dei settori produttivi, non solo industriali».
Se l’obiettivo è trattenere i giovani professionisti in Veneto, è incomprensibile l’esclusione di comparti strategici come il sociosanitario. La stessa Regione, con la delibera n. 960 del 13 agosto 2024 sulla carenza dei professionisti sanitari, certifica che tra le principali cause della cronica mancanza di personale – in particolare medici specialisti e infermieri – vi è l’aumento, soprattutto nel periodo post-Covid, dell’emigrazione verso Paesi che offrono salari più alti, migliori condizioni di lavoro e maggiore riconoscimento professionale.
Un fenomeno analogo emerge anche in altri ambiti del pubblico impiego, come le autonomie locali, dove cresce la rinuncia a incarichi di alta professionalità a causa di retribuzioni non adeguate alla complessità e responsabilità dei ruoli.
In questo quadro, incentivare solo i nuovi ingressi, in modo selettivo e temporaneo, rischia di produrre un effetto paradossale: attrarre pochi e continuare a perdere chi già lavora. La strada per noi è una: intervenire in modo strutturale aumentando le retribuzioni per tutti i lavoratori, indipendentemente dall’età e dal settore merceologico.
L’Italia resta tra i Paesi con i salari più bassi per il personale sanitario nell’area OCSE. Un dato che spiega la fuga all’estero e la perdita continua di competenze. Continuare con interventi parziali significa accettare il declino del lavoro e dei servizi nel nostro Paese e nella nostra Regione, conclude Bernini.

