Venezia, 7 settembre 2026 - Continuano negli ospedali e nelle strutture sanitarie del Veneto episodi di aggressione, violenza e, in alcuni casi, vere e proprie devastazioni degli ambienti di lavoro. Fatti gravi che colpiscono chi ogni giorno garantisce assistenza e cura e che non possono diventare parte della normalità, afferma Ivan Bernini segretario generale della FP Veneto e di Venezia.
Un mese fa, come FP CGIL, abbiamo lanciato una campagna di sensibilizzazione rivolta all’utenza, accompagnandola con la richiesta di aprire un percorso di confronto che coinvolgesse Regione, Aziende sanitarie, istituzioni e soggetti competenti in materia di sicurezza e ordine pubblico.
Non pensiamo esistano soluzioni semplici, tantomeno definitive. Proprio per questo servirebbe affrontare il problema in maniera strutturata, mettendo attorno a un tavolo tutti i soggetti interessati e verificando anche quanto è già stato fatto.
In alcune aziende sono stati avviati interventi e sperimentazioni: sarebbe utile capire se abbiano prodotto risultati, quali misure abbiano funzionato e quali possano eventualmente essere estese ad altre realtà. La sicurezza di lavoratrici e lavoratori, e degli utenti che si trovano nei luoghi pubblici, non può essere affidata soltanto alla reazione successiva all’ennesimo episodio.
Quello che non è più accettabile è un meccanismo ormai ricorrente: accade un fatto grave, se ne parla per qualche giorno, arrivano solidarietà e dichiarazioni, poi il problema torna nel cassetto fino all’aggressione successiva.
C'è inoltre una questione più generale che non possiamo ignorare. Il crescente livello di aggressività sociale e lo sdoganamento, anche nel dibattito pubblico, di linguaggi e comportamenti violenti non aiutano. Quando l'insulto, la minaccia e la sopraffazione diventano strumenti ordinari della relazione sociale, inevitabilmente le conseguenze arrivano anche nei luoghi di cura e nei servizi pubblici.
Gli ospedali non possono diventare luoghi nei quali scaricare rabbia e frustrazione contro chi lavora.
Serve quindi meno ritualità dopo i fatti e maggiore responsabilità prima che accadano: un confronto permanente, la verifica concreta delle misure già adottate e la costruzione, per quanto possibile, di strumenti comuni di prevenzione, tutela e intervento.
La violenza non può essere normalizzata. E neppure la rassegnazione di chi, ad ogni nuovo episodio, ha la sensazione di avere già sentito le stesse parole.

