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Vanto e Cortese della FP CGIL «In una città a misura di turista bisogna pensare al costo della vita, come si arriverà a fine mese e se vale la pena stravolgere la propria vita»

Venezia, 19 ottobre 2026 - Venezia è una città che continua a vivere primariamente ed esclusivamente di turismo e che, di fatto, rischia di non garantire più neanche i servizi essenziali come la giustizia.
Dal concorso pubblico nazionale per il reclutamento di 2600 Assistenti a supporto della giurisdizione e dei servizi di cancelleria era previsto che arrivassero 180 persone in Veneto di cui 68 a Venezia, ci risulta che ne sono arrivate solo 5.

Le riflessioni di Franca Vanto e Alessandra Cortese della FP CGIL di Venezia «È evidente che c’è più di qualcosa che non va! Ricordiamo che lo stesso Ministro Nordio, del Governo dei record delle promesse non mantenute, già dal 2022 affermava che fosse necessario riconoscere un’indennità incentivante per il personale che presta servizio presso gli uffici Giudiziari Veneziani in quanto, dichiarava, “la sede di Venezia è la più sofferente e disagiata dell’intero Paese”».

Ci si aspettava, da un Ministro che conosce Venezia e a cui non abbiamo dovuto spiegare che i fascicoli vengono trasportati con i motoscafi, che avrebbe supportato questi uffici in difficoltà.
«Chi deve venire a lavorare a Venezia deve pensare ai costi che andrà ad affrontare in una città a misura di turista, come e se arriverà a fine mese e se vale la pena stravolgere la propria vita. Anche gli stessi veneti evitano Venezia» - Vanto e Cortese, vivendo il territorio, sanno quali sono le valutazioni da fare alle condizioni di oggi - «Prima di tutto la ricerca di una casa (o nel migliore dei casi di una stanza) tra le poche rimaste e non destinate agli affitti brevi, costi delle utenze, mezzi di trasporto (ricordiamoci che Venezia città è unita alla terraferma da un ponte), spese quotidiane, il tutto a fronte di quello che offre il Ministero della Giustizia, salario tra i più bassi per il personale amministrativo, forse l’ente che tra tutti incentiva meno alla fruizione degli istituti di conciliazione vita – lavoro, carichi di lavoro che non sempre permettono una programmabilità del proprio tempo libero, ansia per le scadenze e urgenze».

Servire lo Stato attraverso il proprio lavoro al Ministero della Giustizia, è forse tra le attività più nobili, ma le responsabilità a cui è sottoposto il personale portano a fare una valutazione di insieme. Vale la pena?!
«Inoltre nel 2026 non è possibile sentire ancora discorsi che partono con “ai miei tempi si facevano sacrifici”, quei tempi non esistono più!» concludono Vanto e Cortese «Mentre il mondo va avanti, la scala dei valori delle persone muta, il Ministero della Giustizia rimane fermo alla preistoria (anche a livello di strumentazioni informatiche), senza prendere atto di questa crisi che denunciamo ormai da decenni e su cui la politica spende solo parole, ma non decide mai di investire».
Com’è triste Venezia!