Bernini, FP CGIL Veneto: «Risorse insufficienti e nessun investimento sul personale. Senza correttivi in Parlamento sono a rischio servizi territoriali e le stesse strutture ospedaliere».
Per il 2027 il disegno di legge di bilancio aumenta il Fondo sanitario nazionale di 2,365 miliardi. Le Regioni ne avevano chiesti 6,8 come fabbisogno aggiuntivo. Lo stanziamento copre quindi circa un terzo della richiesta, e meno del 40% nell'intero triennio 2027-2029. La stessa relazione tecnica del Governo assume un'inflazione del 2,8%: per un fondo che supera i 140 miliardi, servirebbero quasi 4 miliardi soltanto per mantenerne il valore reale.
Le aziende sanitarie escono da anni di forti aumenti dei costi per energia, beni sanitari e farmaci. L'incremento previsto non basta a coprirli e, nei fatti, il finanziamento della sanità pubblica si riduce. Gran parte delle nuove risorse è inoltre già vincolata a tariffe, tetti di spesa, prestazioni aggiuntive e ampia parte del finanziamento è destinato a spese già sostenute e finora mai coperte.
«Siamo di fronte a una manovra che chiede al servizio sanitario pubblico di fare di più con meno - dichiara Ivan Bernini, SegretarioGenerale della FP CGIL Veneto. Mancano le risorse per assumere personale oltre i vincoli della spesa storica. Si finanziano 300 milioni di prestazioni aggiuntive, per un solo anno, affidando ancora una volta la tenuta del sistema al lavoro straordinario di professionisti già sottoposti a carichi insostenibili. Gli organici restano quelli che sono»
La mancanza di investimenti sul personale mette a rischio anche la riforma dell'assistenza territoriale. Case della Comunità, Ospedali di Comunità e Centrali Operative Territoriali, previste dal DM 77/2022 e realizzate con un impegno rilevante di risorse e di lavoro, rischiano di restare strutture senza professionisti. «Se il PNRR aveva investito molto per costruire la sanità di prossimità, indicando dal principio che non copriva la spesa corrente che è quella per assumere e pagare il personale - prosegue Bernini - senza medici, infermieri e operatori sanitari quelle strutture non potranno funzionare, e qualsiasi potenziale investimento compiuto in questi anni sarà vanificato».
Di segno opposto l'intervento sulla sanità privata accreditata. Il tetto di spesa per l'acquisto di prestazioni dagli erogatori privati aumenta di ulteriori tre punti percentuali, dopo l'incremento già disposto lo scorso anno. Si tratta di un finanziamento indistinto, che non prevede alcuna condizionalità legata al lavoro. Non distingue tra le strutture che applicano i contratti collettivi nazionali sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative e quelle che non lo fanno, né tra chi li rinnova e chi li lascia scaduti per anni. «È inaccettabile che le risorse pubbliche destinate al privato non siano vincolate al rispetto dei contratti e dei diritti di chi lavora - sottolinea Bernini - La spesa per il privato accreditato cresce, mentre al pubblico si negano le assunzioni».
Per la FP CGIL Veneto il rischio è concreto: in assenza di un incremento delle risorse si potrebbero registrare chiusure di servizi territoriali e di reparti ospedalieri, senza adeguate contropartite sul territorio. Il sindacato rivolge quindi un appello a tutte le forze politiche, di maggioranza e di opposizione, perché presentino in Parlamento proposte emendative condivise per portare il Fondo sanitario nazionale almeno al livello indicato dalle Regioni, finanziare un piano straordinario di assunzioni, superando i vincoli di spesa storica per il personale e subordinare le risorse destinate al privato accreditato all'applicazione e al rinnovo dei contratti collettivi nazionali di lavoro.
«Quella del Governo è una scelta precisa, che destruttura il servizio sanitario pubblico - conclude Bernini - Non tiene conto nemmeno delle ragioni delle Regioni, molte delle quali guidate dalle stesse forze politiche che sostengono l'esecutivo. Il Parlamento ha ancora il tempo e gli strumenti per correggere questa manovra. Noi il giorno 20 novembre abbiamo proclamato lo sciopero generale proprio per cambiare il segno di una manovra che anziché intervenire per provare a risolvere i problemi della sanità pubblica, come pomposamente taluni affermano tra video e post social, li aggravano pesantemente».

