Venezia, 15 settembre 2025 - 58 milioni per l’ampliamento dell’ospedale di Mestre sono certamente un’ottima notizia - dichiara Ivan Bernini, Segretario generale FP CGIL Venezia. Non possiamo dimenticare, però, che senza il potenziamento quantitativo dei professionisti della salute, corriamo seriamente il rischio che rimangano solo i muri. Servono investimenti sul lavoro nel sistema salute, nei servizi e nella loro distribuzione omogenea all’interno dell’intero territorio veneziano.
Non possiamo ridurre il futuro della salute dei cittadini a un mero elenco di cantieri e opere murarie, mentre chi ogni giorno garantisce cure e assistenza continua a lavorare in condizioni sempre più difficili. Auspichiamo veramente - pur considerando la legittima soddisfazione degli addetti ai lavori - che non accada quanto già verificatosi in passato con il progetto di finanza. In quell’occasione, oltre ad indebitarci per decenni, non si sono previsti (diversamente non ci sarebbe stata la necessità dell’Angelino) alcuni spazi essenziali per la sanità di Mestre, che recuperiamo oggi a distanza di quasi 25 anni.
Serve tuttavia fare attenzione affinché questa operazione non porti all’impoverimento di altre strutture e servizi nel rimanente territorio della provincia veneziana. Per questo riteniamo che serva concretamente, accanto agli investimenti edilizi, un piano organico che rilanci la salute nel territorio metropolitano, ormai a rischio di declassamento rispetto alle altre province venete come mai era accaduto nel passato.
Se non si invertirà la rotta – continua Bernini – i veneziani saranno sempre più costretti a spostarsi altrove per curarsi, con costi, disagi e disuguaglianze che non possiamo accettare. È tempo di mettere al centro i bisogni delle persone e la dignità dei lavoratori, e non solo i metri quadri di nuove strutture.
La FP CGIL - conclude Bernini - ribadisce quindi l’urgenza di un confronto vero con Istituzioni e Aziende Sanitarie per un piano complessivo di investimenti che dia risposte ai cittadini e valorizzi chi lavora nella sanità pubblica, senza lasciare Venezia e la sua provincia indietro.


