Sono ricorrenti gli episodi di aggressioni ai sanitari e di devastazioni annesse che la stampa locale ha riportato in queste settimane. Il più delle volte, come riportato, gli aggressori sono stati individuati da persone con disturbi del comportamento o con problemi di dipendenza a sostanze psicotrope. Appare persino banale riaffermare il principio per il quale chi lavora a contatto con il pubblico debba essere protetto e tutelato, ma ci pare inevitabile se non vogliamo affrontare il problema come cronaca o problema di ordine pubblico, capire come agire prima e non dopo. A partire proprio dalla verifica di “chi sono” per parte preponderante le persone che sviluppano aggressività e violenza verso altri, afferma Ivan Bernini segretario generale della FP CGIL di Venezia e del Veneto.
Per questa ragione abbiamo provato, a partire dallo studio che l’IRES ha svolto sulla salute mentale e verificando le fonti ministeriali sul tema, a porci una domanda: “qual è lo stato di salute dei servizi pubblici che si occupano di salute mentale nel nostro territorio?”. Anticipando che le fonti sono “aggiornate” al 2022 e che, ci permettiamo di dire, la dice lunga su come sarebbe necessario aggiornare e monitorare anche questi dati in tempo reale ai fini della programmazione degli interventi.
L’ULSS 3 si conferma come un territorio ad “alta intensità di bisogno emergente” ove si registra la maggior incidenza di nuovi utenti maggiorenni trattati a livello regionale in relazione ai residenti. Per quanto riguarda il dato strutturale emerge essere sotto media regionale sia per l'offerta territoriale che per i posti letto ospedalieri. All’incremento della domanda non corrisponde una dotazione strutturale e specialistica sufficiente.
L'ULSS 4 mostra un paradosso preoccupante: pur avendo una delle spese pro-capite più alte del Veneto (circa €62,94 nel 2022) l'efficacia del suo sistema territoriale è in forte sofferenza. Emerge, da questo punto di vista, una scarsa efficacia post-dimissione e quindi, di contraltare, un tasso di ricoveri ripetuti elevato e superiore alla media regionale. Emerge anche un alto tasso di TSO che suggerisce e conferma una “scarsa efficacia della presa in carico ordinaria” e la necessità di ricorrere a misure coercitive in emergenza. Evidente, a parer nostro, che la correlazione tra l'alta spesa pro-capite e la bassa efficacia territoriale, suggerisce una revisione urgente delle modalità di allocazione delle risorse e della qualità della presa in carico territoriale.
Il punto che emerge, indagando poi i Piani di Zona delle Ulss Veneziane, delinea un quadro di emergenza non gestita, evidenziando una profonda discrasia tra i bisogni acuti della popolazione e l'efficacia dei servizi erogati, nonostante l'esistenza di Piani di Zona che nella carta indicano queste criticità e piani di intervento. I numeri certificano il fallimento nell'intercettare l'emergenza giovanile e l'inefficienza della presa in carico post-acuzie. Peraltro dai documenti di programmazione e dagli “studi di fattibilità” delle due aziende emerge – sempre sulla carta – che serve potenziare la formazione, che servono maggiori assunzioni di personale (psichiatri, psicologi, educatori, tecnici e infermieri) che serve una maggiore integrazione e sinergia tra i servizi e tra questi e i medici di base, ma questi percorsi sono smentiti dalla realtà.
La crisi del sistema, afferma Ivan Bernini, non aspetta gli studi di fattibilità e servono azioni celeri e rispettose di quanto previsto dai Piani di Zona che non possono rimanere “lettera morta”. Serve “sbloccare” il Personale, destinando fondi per l'assunzione a tempo indeterminato di specialisti e operatori per potenziare i dipartimenti di salute mentale, in particolare nell'AULSS 4, dove il sistema di presa in carico è visibilmente in crisi.
Ci permettiamo di dire che il refrain “il personale non si trova” andrebbe meglio indagato a partire da un dato: come mai, alla fine, il personale si trova ma “a gettone”? non sarà il caso di verificare, oltre al sistema retributivo le forme di orari e di organizzazione di lavoro che andrebbero migliorate nelle strutture pubbliche?
Un invito al nuovo Presidente di Giunta Regionale e agli assessori che verranno, conclude Bernini: evitate le emulazioni dei vostri segretari nazionali che su tutti i temi intervengono pur di far parlare di loro e screditando chi lavora. Il tema della salute mentale è serio, il lavoro svolto da operatori della salute mentale ed assistenti sociali è fondamentale e non aiutano quelle posizioni assurde e vergognose alla “Bibbiano” o alla “casa nel bosco”.



