Liste d’attesa, accessi diseguali e carenza di personale: senza investimenti il sistema non regge
Venezia. 29 giugno 2026 - In Veneto la residenzialità per anziani non autosufficienti è sotto pressione. I dati sulle impegnative di residenzialità raccontano una situazione che non può essere liquidata come un problema tecnico o amministrativo: nel 2025 risultano finanziate 24.419 impegnative, ma restano mediamente in lista d’attesa 9.050 persone, pari a 754 cittadini ogni mese.
“Dietro questi numeri ci sono anziani fragili, famiglie lasciate troppo spesso sole e lavoratrici e lavoratori che tengono in piedi il sistema in condizioni sempre più difficili”, dichiara Ivan Bernini segretario generale FP CGIL Veneto.
Il dato più preoccupante riguarda le forti differenze tra territori. Il punteggio medio regionale S.Va.M.A. con cui si ottiene l’impegnativa è 79,69, ma si passa da 87,13 nella ULSS 6, 83,53 nella ULSS 9, 83,33 nella ULSS 5, 81,53 nella ULSS 3, fino a 63,82 nella ULSS 8.
“È una forbice enorme. La S.Va.M.A. dovrebbe garantire criteri omogenei di valutazione del bisogno. Se per accedere alla residenzialità in alcuni territori bisogna essere molto più gravi che in altri, siamo davanti a un problema evidente di equità”. Il tema, quindi, non è solo quante impegnative vengono finanziate, ma se il sistema sia davvero in grado di rispondere al fabbisogno reale dei territori. Liste d’attesa così consistenti e soglie di accesso così diverse indicano una programmazione che deve essere verificata e riequilibrata.
A questa criticità si aggiunge il nodo più urgente: il personale. Senza infermieri, OSS e figure assistenziali sufficienti, anche i posti formalmente esistenti rischiano di non essere realmente utilizzabili. Un posto letto senza personale non è un posto letto vero: è una promessa che il sistema non riesce a mantenere. “Le strutture residenziali non rischiano solo di non avere abbastanza posti. Rischiano di non avere abbastanza lavoratrici e lavoratori per farli funzionare. Se il personale se ne va, se non viene sostituito, se cerca altrove salari e condizioni migliori, il sistema si svuota dall’interno”.
Per FP CGIL Veneto la carenza di personale non può più essere trattata come una difficoltà ordinaria di reclutamento. Il mercato del lavoro è ristretto, le professionalità sociosanitarie disponibili cominciano a scarseggiare, la competizione tra sanità pubblica, privata, cooperative e strutture residenziali è sempre più forte. In questo contesto, pensare di reggere il sistema senza un investimento serio sul lavoro è illusorio.
“Servono scelte chiare: bisogna trattenere il personale nelle strutture, renderle attrattive e impedire che lavoratrici e lavoratori escano dal settore. Questo significa investire su assunzioni, stabilizzazioni, formazione, condizioni di lavoro dignitose e anche su incentivi economici veri. La qualità dell’assistenza passa dalla qualità del lavoro”.
Gli incentivi economici non possono essere considerati un tema accessorio. In un settore segnato da carichi assistenziali elevati, turni pesanti, responsabilità crescenti e retribuzioni spesso non adeguate, valorizzare economicamente il personale è una condizione per garantire continuità assistenziale e tenuta delle strutture.
“Se non si mettono risorse sul personale, le strutture diventano sempre meno attrattive. E quando una struttura non riesce più a reclutare o trattenere infermieri, OSS e operatori, il problema non resta dentro il rapporto di lavoro: diventa un problema per gli anziani, per le famiglie e per tutto il sistema sociosanitario”.
Per FP CGIL Veneto serve rendere le strutture resilienti, cioè capaci di reggere l’aumento del fabbisogno, l’invecchiamento della popolazione, la maggiore complessità assistenziale degli ospiti e la scarsità di professionisti disponibili nel Paese. La resilienza non si costruisce con dichiarazioni di principio, ma con risorse, programmazione e lavoro stabile.
“La non autosufficienza non può essere scaricata sulle famiglie e non può essere governata solo con liste d’attesa e soglie di accesso sempre più alte. Servono più impegnative, più posti realmente accessibili, più servizi domiciliari e soprattutto più personale valorizzato e trattenuto nel sistema”.
FP CGIL Veneto chiede alla Regione l’apertura urgente di un confronto su: aumento delle impegnative nei territori con maggiori liste d’attesa, verifica dei posti realmente disponibili e coperti da finanziamento pubblico, trasparenza su liste d’attesa, tempi di accesso e punteggi S.Va.M.A, rafforzamento della domiciliarità e dei posti di sollievo, piano straordinario per il personale delle strutture residenziali, risorse dedicate per assunzioni, stabilizzazioni, formazione e incentivi economici, misure per trattenere infermieri, OSS e figure assistenziali nel sistema della residenzialità.
“Il Veneto deve decidere se la non autosufficienza è una priorità pubblica o un problema privato delle famiglie. Per noi la risposta è chiara: la cura degli anziani non autosufficienti è una responsabilità collettiva. Senza investimenti veri su servizi, impegnative e personale, il sistema non regge. E senza lavoratrici e lavoratori, nessuna struttura può garantire cura” conclude Bernini

