FP CGIL Veneto e Venezia: «Si inaugurano le Case della Comunità, ma si dimentica chi ogni giorno lo sostiene nel funzionamento reale».
Venezia, 29 luglio 2026 - «Delle Case della Comunità si è parlato molto, soprattutto per quanto riguarda i compensi dei medici. Molto meno, invece, si parla di un servizio essenziale per il funzionamento della sanità territoriale: il numero europeo 116117 e delle lavoratrici e dei lavoratori che, giorno e notte, rispondono a migliaia di cittadini, li orientano verso il servizio più appropriato e contribuiscono a evitare accessi impropri ai pronto soccorso».
A denunciarlo è Ivan Bernini, segretario generale della FP CGIL Veneto e Venezia.
Attualmente le centrali operative del 116117 che coprono l’intero territorio regionale sono collocate presso l’Ulss 8 Berica e l’Ulss 3 Serenissima. Il modello organizzativo regionale dovrebbe prevedere ulteriori centrali, ma sul loro futuro, sulla programmazione del servizio e sul rafforzamento degli organici continua a mancare qualsiasi informazione chiara. «All’inizio di luglio – spiega Bernini – abbiamo chiesto formalmente un incontro all’Ulss 3 Serenissima, segnalando le pesanti difficoltà del servizio. Le dotazioni di personale risultano insufficienti rispetto al volume delle chiamate, che nelle giornate festive e nelle fasce serali può raggiungere numeri elevatissimi. Non abbiamo ricevuto alcuna risposta». La richiesta del sindacato era semplice: conoscere le misure previste dall’Azienda per garantire la continuità e la qualità del servizio, tutelare gli operatori e ridurre i tempi di attesa dei cittadini. «Non accettiamo di leggere sulla stampa che le persone sono rimaste a lungo in attesa, lasciando intendere che la responsabilità sia di chi risponde al telefono. Quei lavoratori non sono il problema: sono coloro che, nonostante organici insufficienti e carichi crescenti, stanno impedendo al sistema di crollare».
Dopo il silenzio dell’Ulss, la FP CGIL si è rivolta alla Regione Veneto, all’assessorato competente e alla dirigenza regionale, dal momento che la programmazione della centrale 116117 è materia regionale e non può essere lasciata alle sole aziende sanitarie.
Anche dalla Regione, nessuna risposta.
«Evidentemente – prosegue Bernini – è più semplice inaugurare strutture, tagliare nastri e pubblicare fotografie sui social alla ricerca di visualizzazioni e consensi, piuttosto che confrontarsi con chi segnala problemi concreti. Le Case della Comunità non funzionano grazie alle targhe sulle pareti o alle cerimonie di apertura: funzionano solo se esistono servizi, personale e un’organizzazione adeguata». Il 116117 rappresenta uno snodo decisivo della sanità territoriale. Se non viene messo nelle condizioni di rispondere tempestivamente, aumentano le attese, cresce la pressione sui pronto soccorso e si indebolisce l’intero sistema di presa in carico dei cittadini.
«Poi qualcuno si infastidisce quando le organizzazioni sindacali rendono pubbliche queste situazioni, quasi che denunciare i problemi significhi disturbare la narrazione del “va tutto bene”. Ma quando le richieste istituzionali vengono ignorate e il confronto viene sistematicamente negato, il silenzio non è più prudenza: diventa complicità».
«È vergognoso – conclude Bernini – che un servizio tanto importante venga lasciato in queste condizioni e che alle richieste dei lavoratori si risponda con l’indifferenza. Chi governa la sanità regionale deve assumersi le proprie responsabilità: convocare immediatamente il sindacato, presentare un piano per il potenziamento del 116117 e garantire personale sufficiente. Meno passerelle, più risposte. Perché la sanità non si governa con i like».

