Ivan Bernini, segretario generale FP CGIL Veneto: «Il diritto alla salute non può dipendere dal portafoglio. La Regione chiarisca quali risorse intende investire».
«Ottanta euro per una visita medica, nessuna attesa e accesso rapido agli esami. È il modello di assistenza privata che si sta espandendo anche nella nostra regione. Non contestiamo l'iniziativa imprenditoriale, ma quando il privato dichiara di voler riempire il vuoto lasciato dalla sanità pubblica, il problema è proprio quel vuoto», dichiara Ivan Bernini, segretario generale della FP CGIL Veneto.
«Per anni ci è stato spiegato che bisogna rispettare il libero mercato. Ma quale concorrenza può esserci se il sottofinanziamento del servizio pubblico favorisce, di fatto, l'espansione del privato?
Una domanda che si accompagna a un'altra riflessione: la discutibile permeabilità tra sanità pubblica e privata, testimoniata negli anni anche dal passaggio di manager dal pubblico, del quale erano chiamati a tutelare gli interessi, a realtà sanitarie private. Una commistione che pone interrogativi su possibili conflitti di interesse, anche sostanziali, e sulla quale servirebbero maggiore trasparenza e verifiche.
E mentre il privato cresce, in una parte importante del settore si comprimono i costi del lavoro attraverso il mancato rinnovo dei contratti: otto anni nella sanità privata, fino a quattordici in alcune RSA.
Intanto, le risorse aggiuntive ipotizzate dal Governo nella prossima legge di bilancio coprono meno della metà di quanto richiesto dallo stesso Ministro della Salute e poco più di un terzo di quanto indicato dalle Regioni.
E la Regione Veneto? Quali risorse aggiuntive troveremo nel prossimo bilancio regionale per rafforzare la sanità pubblica? La domanda è tutt'altro che formale. Ci risulta, infatti, che in numerose aziende sanitarie, nonostante la disponibilità di graduatorie, si stiano rallentando o bloccando le assunzioni, anche in servizi fondamentali per il supporto alle cure primarie.
Si parla di rafforzare la sanità territoriale, ma come si pensa di farlo se contemporaneamente si frena sull'assunzione del personale necessario a farla funzionare?
Alla Regione chiediamo risposte concrete: risorse, un piano di assunzioni verificabile, piena operatività dei servizi territoriali e vincoli stringenti sul rispetto e sul rinnovo dei contratti nella sanità privata accreditata.
Su questi temi chiediamo un confronto urgente. Non è una battaglia contro il privato, ma contro l'indebolimento del pubblico. Perché il diritto alla salute non può diventare un servizio riservato a chi può pagare», conclude Bernini.

