CGIL, SPI, FP: le Case di comunità non funzionano, i medici di base non ci sono e il privato incassa. Serve un cambio di passo.
Venezia, 17 ottobre 2026 Da un lato l'accordo tra ULSS 3 e Fimmg sulla presenza dei medici nelle Case di comunità, dall'altro il Centro di medicina del Terraglio che offre triage telefonico e visita a 80 euro. Riteniamo che questi due fatti, letti insieme, raccontino lo stesso fallimento.
Non è in discussione la scelta del dialogo al posto dell'imposizione. Il punto è che il dialogo si apre con chi, fino a ieri, ha fatto di tutto per non cambiare nulla.
Sono passati quasi 4 mesi da quando la Regione ha annunciato l’operatività delle case della comunità, il tempo per il dialogo e per far funzionare le cose c’è stato, ora è il tempo di garantire le cure ai cittadini dichiarano Daniele Giordano, Segretario generale CGIL Venezia, Daniele Tronco, Segretario generale SPI CGIL Venezia e Paolo D’Agostino Segretario generale FP CGIL Venezia.
La riforma della medicina territoriale è stata ritirata il 10 giugno 2026, e con lei è saltato l'inserimento dei medici di famiglia nelle Case di comunità e il passaggio alla dipendenza per una parte di loro. Il testo aveva ricevuto l'adesione di tutti i presidenti di Regione. A fermarlo sono stati i sindacati corporativi, che lo avevano definito inattuabile e pericoloso per i pazienti, e una maggioranza di governo divisa al proprio interno. Oggi gli stessi attori, che hanno parlato di "boomerang" per la riforma, sono chiamati a garantire l'assistenza che hanno impedito di riorganizzare.
I numeri veneziani lo confermano. Dei circa 340 medici di base dell’ULSS 3, solo 70 hanno aderito all'accordo per lavorare nelle Case di comunità, e a oggi hanno iniziato in sette. Restano scoperte le Case di comunità della città d’acqua: Giustinian, Civile e Lido. Dietro la cifra di sessanta euro l'ora per i medici c'è un fatto semplice: i residenti della città metropolitana non hanno l'assistenza territoriale a cui hanno diritto.
Il quadro era già noto tra il 2020 e il 2024, quando i medici di base dell’ULSS 3 sono scesi da 402 a 349, il 13% in meno. Anche l'impegno sul territorio è sotto la media regionale: l'assistenza domiciliare integrata riguarda lo 0,1% degli assistiti, contro il 2,2% del Veneto (dati 2023).
In questo vuoto concludono Giordano, Tronco e D’Agostino il privato fa affari d'oro. Gestisce le prestazioni a bassa complessità, le fa pagare, e invia al Pronto soccorso i casi più gravi. Il paradosso è che, per sgravare i Pronto soccorso, il sistema pubblico deve sperare che i cittadini paghino di tasca propria.
Il fenomeno è nazionale: nel 2024 la spesa sanitaria a carico dei cittadini ha toccato i 41,3 miliardi, il 22,3% del totale, mentre la soglia indicata dall'OMS è il 15%. Tra il 2016 e il 2023 la spesa pagata di tasca propria presso strutture private non accreditate è aumentata del 137%: da 3,05 a 7,23 miliardi. E nel 2024 oltre 5,8 milioni di persone, il 9,9% della popolazione, hanno rinunciato a una o più prestazioni necessarie.

